A spasso come in un grand tour d’altri tempi. Tra le Crete e il sud Chianti, il Senese al suo top

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Dolci colline tagliate da file di cipressi e uliveti a perdita d’occhio. Le campagne toscane sono puntellate da casolari rustici e dimore storiche. Le città d’arte conservano il sapore dei Grand Tour ottocenteschi, assieme ai borghi pittoreschi, ai villaggi senza tempo incastonati in un paesaggio da cartolina e alle affascinanti chiese, con le pietre levigate dal tempo e i campanili che svettano nelle piazze delle città.

Questa, viste le temperature, non è la stagione più amata dai turisti per scoprire i tesori delle campagne toscane. Ma non importa, la generosità della natura e la grande bellezza dei paesaggi invitano a una vacanza dai ritmi slow, da vivere tra casolari in pietra e antichi borghi, circondati dai colori accesi dell’estate, i campi di girasole, i frutteti profumati, le distese di ulivi secolari, il canto delle cicale. La Toscana d’estate ha una poesia tutta sua. Con un vantaggio in più (e non da poco): si evita il sovraffollamento delle città d’arte, dei musei, degli hotel.

Tanti gli itinerari da seguire. Tra i più suggestivi c’è la zona di Siena, con le sue Crete, che si presentano con un paesaggio unico, onirico: con i poggi di argilla, pallidi, che ricordano uno scenario lunare e surreale. È un piccolo tesoro custodito tra le mura medievali Asciano, il principale paese dell’area delle Crete. Seguendo Corso Giacomo Matteotti, la via principale, si attraversa il centro storico, con i vicoli ricchi di botteghe artigiane. In cima alla via, si raggiunge la Collegiata Sant’Agata, luogo sacro con la facciata in pietra e un’ampia scalinata, che conserva preziosi affreschi cinquecenteschi. Per un tuffo nella storia del luogo, va visitato Palazzo Corboli, appartenuto a una famiglia nobile senese, che custodisce curiosi affreschi allegorici del Trecento. Già che ci si trova in zona, vale la sosta il Bosco della Ragnaia, un’opera di land art che ha trasformato un parco in un museo en plein air, grazie al lavoro dell’artista americano Sheppard Craige. Si passeggia tra fontane, sentieri, siepi geometriche e sculture concettuali, in cui fermarsi a meditare, respirare e passeggiare.

Siena 

Da lì si raggiunge San Giovanni d’Asso, un altro piccolo villaggio che ospita un castello del dodicesimo secolo, appartenuto nel tempo alle famiglie nobili di queste campagne, con la vista su tutta la campagna. Oltre alla ricchezza degli arredi e alla magnificenza dei saloni, scendendo nei sotterranei trecenteschi c’è un piccolo museo dedicato a un’eccellenza della zona, il tartufo bianco.

Siena è una tappa imperdibile, che quest’estate ha finalmente riaccolto il suo palio. Il Duomo, da solo, vale il viaggio, con la facciata decorata da sottili asimmetrie, opera di Giovanni Pisano, che l’ha impreziosita di ricami, ghimberghe, colonne e statue: ma il bello viene dentro, con il pavimento-gioiello che Vasari definì il più bello, grande e magnifico mai fatto. Piazza del Campo, il medievale Palazzo Pubblico e la Torre del Mangia non hanno bisogno di presentazioni. Sculture rinascimentali e gotiche sono custodite tra le sale del Museo dell’Opera del Duomo, mentre la Libreria Piccolomini ospita un prezioso ciclo di affreschi dipinti dal Pinturicchio tra il 1503 e il 1508. Ma fate anche un giro al Palazzo delle Papesse, che mostra una galleria di opere contemporanee disseminate tra gli ambienti del ricco edificio del 1400.

La Toscana è fatta anche di grande artigianato e di botteghe uniche, che da secoli portano avanti tradizioni tramandate da generazioni. Seguendo il fil rouge dell’artigianato più autentico, ci si perde tra i borghi storici, con le viuzze puntellate da botteghe, dall’intaglio del legno ad Anghiari ai trattamenti delle pietre a Pietrasanta, fino alle lavorazioni in tufo di Sovana. Sorano, definito la “Matera della Toscana”, per le sue pittoresche architetture scavate nel tufo offre un centro storico medievale, custodito all’interno di spesse fortificazioni, in cui trovare tanti atelier di artisti e artigiani, dalle ceramiche fatte a mano ai merletti o i tessuti lavorati ancora sul telaio antico. Viene chiamata “la piccola Atene” invece Pietrasanta, ricca di laboratori di artisti e officine che lavorano il bronzo e il vetro. E se Casentino è la patria del legno, Volterra è il paese dell’alabastro, con un bel borgo fortificato e tante botteghe, che con l’alabastro creano straordinari tesori, monili e oggetti preziosi.

In questa atmosfera sospesa nel tempo, sorge Castel Monastero, tra i vigneti di Chianti, la zona delle Crete, immerso in uno scenario dove la natura è generosa, con ettari di verde, foreste di castagni e filari di cipressi. Antica residenza, nel tempo è stato trasformato in una dimora storica, poi in albergo diffuso: nonostante oggi sia un elegante hotel, si respira ovunque l’atmosfera carica di storia e cultura. È, infatti, uno dei luoghi più antichi d’Italia dove soggiornare. Le origini di questo luogo speciale hanno radici lontane, ben custodite tra le mura possenti, che hanno resistito al tempo, non rinnegando le tracce del passato.

Castel Monastero 

 

La prima menzione del Castello, con il nome di Sarna, è del 1044. Dal 1050 inizia a essere citato con la denominazione di Monastero, in riferimento alla vicina abbazia della Berardenga. Dall’inizio del 1100 al 1300 è stata la dimora della famiglia dei Berardenghi, entrando a far parte del sistema amministrativo del Comune di Siena. Dopo alterne vicende, è stato acquistato dalla nobile famiglia senese dei Chigi Saracini, che ne ha fatto la villa di campagna, residenza di caccia dove raccogliere i frutti della vigna interna ai territori del Castello.

Dopo un accurato restauro che ha ripristinato gli antichi splendori, oggi questo speciale albergo raccoglie circa dieci secoli di storia, tra le casette in pietra dal tetto spiovente, la piazzetta con l’antico pozzo e i vicoli fioriti. Un buen ritito dove trascorrere vacanze all’insegna della tradizione e della cultura locale, anche d’estate, quando le temperature sono roventi. Tra dehors e alberi secolari, si trova un fresco riparo dal sol leone e si trascorrono giornate alla scoperta dei borghi vicini, o nel relax della natura che il parco offre. A proposito di verde, tra i boschi e i prati sono custodite tre piscine, in cui immergersi per bagni e nuotate. Ce ne sono altre due, poi, all’interno dell’ampia spa.

Per una degustazione di ricette tipiche, ci si affida allo chef Davide Canella del ristorante la Contrada, dove cedere ai peccati di gola sperimentando sapori in bilico tra innovazione e tradizione, esaltando sempre le materie prime locali, che seguono il ciclo delle stagioni. Ogni assaggio è un ricordo da portare con sé, memoria di questi incantevoli luoghi.

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